La 1° cattiva abitudine:
In questo articolo voglio mostrarti cinque cattive abitudini tra le più comuni e classiche tra i nuotatori amatoriali.
Esatto…Proprio quelle che non fanno altro che rallentarti, deteriorare le tue performance e quindi renderti più lento in acqua.
Motivo per cui, entriamo subito nel vivo con la prima:
Nuotare troppo velocemente la parte di riscaldamento.
Se ti ricordi questo errore, lo feci già presente in uno degli ultimi articoli pubblicati all’interno di questo blog.
Ma oggi non voglio soffermarmi sul palesare dell’errore, bensì voglio anche darti la soluzione per far sì che tu riesca ad arginare le varie problematiche che adesso andrò ad illustrarti.
Ma, tornando a noi, perché sono partito proprio dal nuotare troppo velocemente la parte di riscaldamento?
Molto semplicemente perché tutte le volte che entriamo in acqua è come se inconsciamente ci sia una tendenza a sbracciare o a nuotare quanto più veloce possibile nei primi venticinque, cinquanta, cento o addirittura quattrocento metri.
Ma non finisce qui: se osserviamo il ritmo medio dei nuotatori amatoriali durante la fase iniziale di riscaldamento e lo confrontiamo con quello delle sessioni centrali di lavoro metabolico e del defaticamento finale, notiamo spesso che queste ultime due fasi risultano più lente della prima.
Può sembrare paradossale ma si riscontra in molti casi.
Quindi non appena entri in acqua ricorda che tutta la parte di riscaldamento e di esercizi tecnici, devi farla lentamente ed in totale controllo.
Senza avere fretta di arrivare nel minor tempo possibile alla parte successiva, e magari maggiormente stimolante, dell’allenamento.
Conservati, risparmia energie e vai in progressione.
Se il tuo allenamento è di duemila, tremila, quattromila o cinquemila metri…rispetta ogni singola fase con i suoi tempi e non farti mangiare dalla frenesia.
Anche perché l’errore tipico è quello di arrivare a metà allenamento già esausti e con una tecnica di nuotata già quasi totalmente compromessa dalla fatica.
Piuttosto risparmia energie per il dopo.
Vai in crescendo e vedrai che l’ultima parte di allenamento non ti sembrerà così terribile.
Ma, soprattutto, anche quando sarai stanco riuscirai a lavorare in maniera consapevole e a concentrati di più sulla tecnica.
Ricorda: per migliorare bisogna imparare a nuotare bene sia quando si è riposati ma, soprattutto, anche quando si è stanchi.
Le gare si vincono quando si ha il cuore in gola o il fiato corto.
Motivo per cui, se il tuo allenamento diventa una sopravvivenza sin dalla prima metà, ti ritroverai soltanto ad arrancare con l’unico obiettivo e pensiero di arrivare in fondo alla sessione.
Tralasciando, ahimè, qualsiasi focus o attenzione specifica che quel determinato allenamento ti può richiedere.
Per non parlare poi del rischio infortuni…
Lo che siamo in acqua, ma il principio è lo stesso di quando usciamo per un allenamento di corsa e iniziamo subito a correre ad alto ritmo senza un appropriato riscaldamento.
Risulta chiaro come la possibilità di farsi male si innalzi in maniera esponenziale.
La 2° cattiva abitudine:
La seconda abitudine sbagliata che vedo che va per la stragrande maggioranza dei casi è prestare poca attenzione alle virate e alle conseguenti spinte dal muro.
Devi sempre tenere in considerazione che l’acqua è ottocento volte più densa dell’aria.
Infatti, quando nuoti, in realtà è come se tu stessi combattendo contro un enorme attrito che ti rallenta continuamente.
Ragionando in quest’ottica, ecco che l’obiettivo diventa appunto quello di rallentare il meno possibile dopo ogni singola spinta dal muro, dopo ogni virata e dopo ogni partenza.
Perché proprio questi sono i momenti in cui in acqua raggiungiamo la velocità di picco.
Ciò rispecchia anche la motivazione per la quale, in vasca da 25m, i tempi delle varie discipline di gara risultano inferiori e più veloci rispetto alla vasca da 50m.
È proprio anche che, personalmente, tante gare le ho vinte o perse per una sola virata fatta bene oppure male.
Motivo per cui, fare bene le virate e le spinte dal muro è un’opportunità concreta per massimizzare la velocità di nuotata.
Ma adesso può sorgerti spontanea una domanda: ma per chi nuota o gareggia soltanto in mare, dove le virate non ci sono, tutto questo non conta?
In un certo senso sì, non conta…ma sappi che la virata è direttamente collegata alla terza scorretta abitudine.
La 3° e 4° cattiva abitudine:
Cioè quella di non riuscire a mantenere la corretta posizione di streamline dopo ogni spinta dal muro.
Infatti, la posizione di streamline, nonché la classica posizione subacquea del nostro corpo estesa, con le braccia unite sopra la linea della testa, è la prima abilità da acquisire e da padroneggiare per costruire un ottimale assetto del corpo in acqua.
Il quale, si riversa poi in tutti e quattro i canonici stili di nuotata.
Quindi, curare la posizione di streamline dopo ogni spinta dal muro, è fondamentale per acquisire quel corretto assetto che è la base per nuotare bene anche in mare.
Dove la posizione, il controllo e l’assetto del proprio corpo sono parametri che fanno davvero la differenza, anche solo per seguire la giusta rotta.
La quarta cattiva abitudine che voglio riportarti è invece relegata alla tendenza di fare un uso eccessivo dell’attrezzatura come pinne, palette, pull, boccaglio ecc…
So che molti si sentono più a loro agio in acqua, più veloci e quindi più sicuri e soddisfatti di sé grazie a questi strumenti.
Tuttavia, questo può rappresentare un problema.
Se infatti utilizzati con criterio e per obiettivi specifici, possono essere utili, ma indossarli fin dal primo metro appena si entra in acqua non è l’approccio corretto.
Appunto, questi strumenti, non dovrebbero essere un pretesto per compensare carenze tecniche.
Per tale motivo la soluzione non è quella di fare allenamenti dove, per il 60-80% della durata, utilizziamo ausili di questo tipo per dedicare meno tempo possibile alla parte di nuoto in completo.
Perché se sai che proprio quello risulta essere punto dolente, dove facciamo davvero fatica, è un po’ come cercare di aggirare un ostacolo solo in maniera apparente.
Piuttosto cerca di fare una serie in regressione, o in progressione, dove magari utilizzi sia le pinne che le palette.
Dopodichè, togliti gli strumenti uno per volta, mano a mano che vai avanti nella serie fino ad arrivare a nuotare le ultime ripetizioni senza niente.
Concentrati sul cambio netto di sensazioni, oppure puoi fare anche il contrario.
La 5° cattiva abitudine:
Infine, per concludere, l’ultima abitudine che vedo spesso comune è quella di non terminare la vasca toccando il muro, ma fermarsi addirittura tre quattro metri prima.
Oppure, arrivare direttamente in pieno scivolamento già dalle bandierine.
Ricorda che la vasca misura 25 o 50 metri, quindi ogni bracciata mancata, moltiplicata per ogni vasca o ripetizione, avrà un impatto significativo e negativo sulla qualità del tuo allenamento.
Ti invito pertanto a lasciare un bel mi piace iscriverti al canale se non l’hai ancora, fatto soprattutto di condividere questo video con qualcuno che pensi che in realtà faccia questi stessi errori io ti saluto.
Adesso quindi tocca a te!
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Insieme a lui capirai quali sono i reali motivi per i quali non riesci a migliorarti o, magari, quali sono i modi finalmente per riuscire a ottenere quelli che sono i tuoi miglioramenti, sia a livello tecnico che metabolico.
Nel frattempo ti lascio qua di seguito il formato video dell’articolo che hai appena letto così che la comprensione di tale argomento possa essere per te quanto più dinamica ed intuitiva possibile.


