Introduzione:
Negli scorsi due articoli di questa nostra serie sulle andature e velocità del nuoto abbiamo parlato di tutto ciò che riguarda il meccanismo aerobico.
Siamo andati nel dettaglio di quello che significa fare A1, A2, B1 e B2 in acqua e, soprattutto, di ognuna di queste ti ho poi anche spiegato come interpretarle correttamente.
Così che tu possa allenarti al meglio delle tue possibilità e con la piena consapevolezza di ciò che effettivamente stai facendo in acqua.
Ecco quindi che, nell’articolo di oggi, andrò invece ad analizzare tutte le velocità e le andature del meccanismo anaerobico.
Che cos’è il meccanismo anaerobico?
Partiamo innanzitutto dicendo che il meccanismo anaerobico può essere suddiviso in lattacido e alattacido.
Ed in particolare, in questo articolo, mi concentrerò proprio sul meccanismo anaerobico lattacido.
Quindi, come dice la parola stessa, su quelle velocità in cui subentra l’acido lattico.
Ma, prima di procedere, probabilmente ti sarà venuta spontanea una domanda: “Che cos’è l’acido lattico?”
La correlazione tra acido lattico e fatica nel nuoto:
L’acido lattico è un composto tossico per le cellule del nostro organismo che quando si accumula nel torrente ematico porta in alto la percezione della fatica nei nostri muscoli.
Questo composto tossico, ebbene sì, tende ad accumularsi durante uno sforzo fisico molto intenso.
In poche parole, finché restiamo nel regime aerobico, problemi da questo punto di vista non ce ne sono proprio perché la sua produzione coincide con il suo smaltimento.
Quindi, quella piccola quantità di acido lattico che viene prodotta verrà di conseguenza tutta smaltita senza senza generare così avanzi.
Quando però lo sforzo continua a farsi sentire e l’ossigeno comincia a scarseggiare ecco allora che è proprio quello il momento in cui andremo ad addentrarsi nel regime anaerobico lattacido.
Il nostro organismo sarà infatti spinto quasi al limite delle sue capacità e quindi, se non vogliamo fermarsi nell’istante, il nostro corpo si troverà costretto ad attivare quella che è una via accessoria per la sua produzione di energia.
Ma in che modo?
Beh, sopperirà alla carenza di ossigeno aumentando la quota di acido lattico prodotta nel sangue.
Molto semplicemente la velocità di sintesi di questo composto, cioè di produzione, supererà la velocità di smaltimento.
Risultato?
Tanta fatica, cuore in gola, e muscoli che piano piano cominceranno sempre di più a diventare di marmo.
Sono queste le sensazioni che il nuotatore prova quando si ritrova a fare esercitazioni che vanno ad intaccare il meccanismo anaerobico lattacido.
Esercitazioni etichettate sotto il nome di due sigle principali: C1 e C2.
L’andatura di “C1” nel nuoto:
Partiamo con l’analizzare quella che è all’andatura cosiddetta di C1.
Con il codice C1 si individuano le esercitazioni di capacità lattacida, ovvero di tolleranza alla concentrazione ematica dell’attato.
L’obiettivo del C1 è difatti quello di allenare il nuotatore a mantenere per più tempo possibile un’elevata velocità in condizioni di acidosi muscolare.
Sono quindi lavori di sofferenza dove è richiesta una grande gestione della fatica, del bruciore muscolare, e della lucidità.
Questo perché la stanchezza sale progressivamente fino ad arrivare ad un culmine dove la frequenza cardiaca arriva a valori massimali, così come anche la ventilazione polmonare a quel punto avrà una frequenza ed un’ampiezza massimale.
Ed il prelievo di lattato che ne misura la sua concentrazione nel sangue, se fatto, in questo caso darà valori discretamente alti.
La durata complessiva di queste esercitazioni non deve superare 10 minuti, pena lo sconfinamento in B2, con un volume di 600/1200 metri frazionati su base 50 o 100 metri.
Il recupero deve essere di 30 secondi fino a 2 minuti, fatto in maniera passiva e non attiva poiché, altrimenti, andrebbe ad alterare completamente l’effetto allenante dell’esercitazione.
Ecco alcuni esempi di serie di allenamento in C1:
6 o 10 da 100m con recupero di 2 minuti.
Oppure, 16-24 da 50m con un recupero che può variare dal 1’al 1’30”.
L’andatura di “C2” nel nuoto:
Passando invece alle cosiddette andature di C2 possiamo dire che, sotto questa nomea, rientrano tutte quelle esercitazioni di picco di lattato.
Ovvero, quelle esercitazioni di massima intensità possibile che permettono al nuotatore di raggiungere la massima quantità di acido lattico accumulato.
Infatti, in queste esercitazioni, i parametri fisiologici raggiungono tutti i valori massimali, compreso il prelievo di lattato che mostrerà una concentrazione di acido lattico nel sangue massimo.
Le esercitazioni in C2 durano dai 2 ai 5 minuti con un volume complessivo variabile dai 300 ai 400 metri.
Frazionabile in distanze da 50 o 75 metri e con recuperi ampi, dai 2 ai 5 minuti, che permettono all’atleta di recuperare completamente tra una ripetizione e l’altra.
Ecco alcuni esempi di esercitazioni in C2:
6 da 50 con partenza dal blocco e recupero che può andare fino ai 3 minuti.
4 da 75m sempre fatti con partenza dal blocco, e con un recupero anche di 5 minuti.
Conclusioni finali:
Voglio perciò concludere dicendo che la delicatezza e l’attenzione al gesto tecnico che questi lavori richiedono è veramente molto elevata.
Così come elevati sono anche i benefici che questi lavori portano ai vari tipi di nuotatori: dai velocisti fino ai fondisti, a prescindere dal livello, perché allenarsi sempre con la mono marcia, o con il pilota automatico, non porta mai ad ottimi risultati.
E questo, purtroppo, si risente in gara nel momento in cui è richiesto il cambio di ritmo.
Vale in vasca così come anche in acque libere.
Adesso quindi tocca a te!
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Nel frattempo ti lascio qua di seguito il formato video dell’articolo che hai appena letto così che la comprensione di tale argomento possa essere per te quanto più dinamica ed intuitiva possibile.


