La subacquee nel nuoto: affascinanti quanto complesse
Le subacquee nel nuoto sono così particolari, e tipiche di questa disciplina, che richiedono un certo grado di maestria e controllo per poterle padroneggiare al meglio.
Difatti, vedere atleti in gara spingere le subacquee fino ai quindici metri dopo la partenza o le virate è quel tocco di classe che rende questo sport davvero spettacolare ed affascinante.
Michael Phelps e Ryan Lochte ne sono stati i maestri indiscussi, e chiunque abbia visto questi super campioni nuotare ne sarà sicuramente rimasto sbalordito…compreso me.
Difatti, ogni volta che entravo in acqua, provavo ad imitarli cercando di pinneggiare il più possibile sott’acqua dopo ogni singola virata.
In ogni caso è vero che le subacquee, per chi le sa eseguire bene, permettono alle braccia di risparmiare energia preziosa…peccato, però, che dall’altro lato risultano estremamente faticose e massacranti per chi invece non le hai mai allenate, così come per chi proprio non le sa fare.
Per non parlare poi del fatto che le subacquee, nella stragrande maggioranza dei casi, costituiscono il punto critico della maggior parte dei nuotatori…perciò, nell’articolo di oggi, ne andrò a parlare bene nel dettaglio.
L’abc di una corretta subacquea:
Innanzitutto, è di primaria importanza sapere che la subacquea nel delfino, nel dorso, nella rana, così come nello stile libero, si rivela utile anche se non viene fatta a tutti i costi lunga quindici metri.
Proprio perché, è inutile allungarla più del dovuto e delle proprie capacità se poi, alla fine, invece di darci un vantaggio ci fa soltanto uscire più lenti dalla superficie dell’acqua.
Infatti, le subacquee sono si utili…ma quando fatte veloci.
Quindi, meglio sacrificare un po’ di più la distanza, favorendo e facendo però leva sulla velocità di esecuzione.
Poi, altra cosa importante:
le subacquee devono essere fatte non troppo in superficie.
Ciò risulta fondamentale per evitare le onde.
Così come, l’aspetto che più di tutti influenza l’esecuzione di questo particolare gesto tecnico è l’assetto e la posizione del corpo.
Ricordati sempre di mantenere le gambe unite, distese, caviglie morbide e rilassate, piedi che puntano verso il dietro e braccia unite sopra la testa in modo da risultare dritti come una freccia.
All’apparenza può sembrare banale ma il classico difetto è che molti atleti non distendono e non uniscono le braccia.
Ma non solo, perché spesso, succede anche che per guardare avanti anziché alzare solo lo sguardo, alzano anche la testa…perdendo così del tutto l’orizzontalità.
Stessa cosa vale sul dorso, dove tanti tendono a guardarsi i piedi flettendo il collo, con l’unico risultato di chiudersi su se stessi.
Inoltre, è bene sapere che la subacquea è un movimento che non parte dal bacino e poi si propaga verso gli arti inferiori del nostro corpo…bensì, origina dalle spalle e dal torace.
Motivo per cui, non avere una buona mobilità in questi distretti ci farà sembrare soltanto eccessivamente rigidi e, di conseguenza, la subacquea risulterà poco fluida ed inefficace.
Un aspetto da non sottovalutare:
Scendendo poi più nel tecnico, è comune pensare che in subacquea sia fondamentale dare delle pinneggiate molto ampie.
Caricare quindi il colpo di gambe con l’idea di sprigionare più forza nel tentativo di andare più veloce.
In realtà però, facendo così, non facciamo altro che per perdere l’assetto lineare aumentando soltanto a dismisura l’impatto dell’attrito frontale dell’acqua.
Basta infatti vedere i professionisti per capire come la loro pinneggiata sia appunto continua, ritmata, veloce e non eccessivamente ampia.
Le subacquee nel nuoto: le differenze nei vari stili di nuotata
Alla fine, tra stile libero, delfino e dorso non ci sono differenze nell’esecuzione del movimento della subacquea se non che, nel dorso, quest’ultima viene svolta a pancia in sù.
Nella rana invece, l’intero movimento subacqueo è diverso e puoi infatti vederlo e comprenderlo bene nel video che ho messo in allegato al termine di questo articolo.
L’aspetto però che resta invariato è quello dell’ampiezza del colpo di gambe, il quale, anche se in questo specifico stile di nuotata deve essere dato prima del movimento di braccia…comunque rimane inutile caricarlo eccessivamente.
Ovviamente, riferendoci sempre al colpo di gambe in subacquea, nella rana se ne può dare uno soltanto e non di più.
Onde evitare di incappare in una spiacevole squalifica.
Quando parliamo invece di movimento di braccia nella subacquea a rana, essenzialmente, possiamo paragonarlo ad una trazione o ad una spinta verso le cosce.
Addirittura ci sono alcuni professionisti che, in subacquea a rana, per riportare le braccia in avanti recuperano prima un braccio e poi l’altro.
Tutto questo per tenere le braccia quanto più vicine al corpo e ridurre così al minimo l’attrito frontale dell’acqua nel momento di maggiore criticità.
In ogni caso, a prescindere da questo piccolo dettaglio, le subacquee nel nuoto sono davvero importanti principalmente per i nuotatori di vasca.
Soprattutto perché influenzano la fase di uscita dall’acqua e quindi tutta la parte iniziale di nuotata dopo una partenza o una virata.
Difatti, la differenza tra il nuotatore principiante e quello esperto spesso si vede proprio qua.
Mi auguro quindi che anche questo articolo ti sia piaciuto e possa servirti come aiuto per imparare a padroneggiare le subacquee nei vari stili di nuotata ma, prima di concludere, ti ricordo che:
Se anche tu ti sei ritrovato negli errori descritti all’intero di questo articolo e vuoi maggiori informazioni sui nostri percorsi privati per migliorarti, o candidarti per diventare il prossimo caso di successo di Swimprove, clicca sul link qui sotto e prenota una chiamata direttamente con un nostro coach.
È gratuita e senza impegno, ma ci permettere di capire se facciamo realmente al caso tuo.
Nel frattempo ti lascio qua di seguito il formato video dell’articolo che hai appena letto così che la comprensione di tale argomento possa essere per te quanto più dinamica ed intuitiva possibile.


