La correlazione tra fatica e posizione del corpo in acqua:
In qualsiasi attività motoria, disciplina sportiva ecc…con l’insorgere della fatica il primo sintomo che il nostro corpo sperimenta è proprio la perdita del gesto tecnico che stiamo svolgendo.
Tendiamo infatti a scomporci, a perdere l’assetto corretto, ad irrigidirci e contrarci.
È fisiologico, e ciò vale anche per la nostra tecnica in acqua che andrà a sfaldarsi piano piano con l’avanzare della sensazione di fatica e stanchezza.
Ecco quindi che di base, anche quando nuotiamo, dobbiamo assumere una posizione quanto più rilassata e allo stesso tempo più distesa possibile.
Questo significa distendere i nostri arti, ma allo stesso tempo sbloccare le caviglie e allungare i piedi visto che, quest’ultimi, costituiscono quei dettagli che più compromettono il nostro galleggiamento costringendoci, così, ad un notevole dispendio di energie per riportare l’equilibrio orizzontale.
Fatica e battute di gambe nel nuoto:
Succede però che molte persone non hanno una buona battuta di gambe e, nel peggiore dei casi, addirittura hanno proprio le gambe che affondano.
Ebbene sì, spesso si sente dire che la causa principale sono le ginocchia che si piegano…ma, in realtà, il ginocchio un po’ deve piegarsi esattamente come in un calcio.
Infatti, analizzando la gambata, ogni colpo dato è caratterizzato da una flessione e da un’estensione della gamba sulla coscia che porta inevitabilmente le ginocchia a piegarsi.
Ciò che però non deve piegarsi sono le anche, le quali siamo abituati a fletterle molto se pensiamo per esempio a ciò che succede quando corriamo o andiamo in bici.
Nel nuoto però non è così.
Quando nuotiamo non è accettabile una flessione maggiore di 15/20° altrimenti le gambe vanno a fondo e potremmo batterle a più non posso ma finiremo soltanto per esaurire il serbatoio di energia in tempo zero.
Fatica e bracciata nel nuoto:
Mentre se invece parliamo di braccia?
Su questo ambito c’è da dire che solitamente, quando si nuota a stile libero, la maggior parte delle persone cercano di proiettare le braccia più lontano possibile creando una sorta di “splash”.
Ovvero, quel classico rumore sintomo del fatto che l’entrata del braccio non è pulita e che l’attrito con l’acqua in quel momento è molto elevato.
Risultato?
Tanti schizzi ed energie buttate al vento.
Se vediamo però i nuotatori professionisti, questi effettivamente entrano con le mani ben distanti dalla testa ma è perché hanno molta velocità e controllo del corpo.
Sappi perciò che non è necessario entrare con la mano così lontano, anche perché non stiamo parlando di sprint veloci…dove ovviamente serve potenza.
Fatica precoce nel nuoto: questione di una cattiva tecnica
Ecco, quindi, che per iniziare a nuotare durando meno fatica, oltre al fattore gambata di cui abbiamo trattato all’inizio di questo articolo, prova da qui in avanti ad avere un punto d’ingresso del tuo braccio più vicino.
Questo farà sì che la mano entri e scivoli portando il braccio alla massima estensione in avanti e poi, solo dopo, pensa a ricercare la massima profondità di bracciata.
Difatti il tuo braccio, una volta entrato, deve allungarsi bene sotto l’acqua prima di andare a fare forza nello spingere l’acqua verso il dietro.
Altrimenti andrai a vuoto ad ogni bracciata penalizzando di conseguenza l’avanzamento così come, del resto, difficilmente riuscirai a diminuire l’insorgenza della fatica.
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