Un incipit sul principio delle leve:
Una leva in fisica nella sua forma più elementare è per definizione un’asta rigida incernierata ad un punto fisso detto fulcro.
Sull’asta rigida si distingue, inoltre, un punto di applicazione di una forza di carico detta anche resistenza.
Prendendo quindi in esame le leve presenti nel corpo umano, e applicandole al nuoto, la spalla rappresenta il fulcro.
Questo perché, difatti, la spalla è una struttura anatomica il cui scheletro, composto da omero, scapola e clavicola si compone di due articolazioni fondamentali:
quella glenomerale, tra la scapola e l’omero, e quella detta acromion-clavicolare, tra l’acromion scapolare e la clavicola.
Ebbene sì, la meccanica della spalla si basa sul perfetto bilanciamento tra quella che è la mobilità e la stabilità delle articolazioni che la compongono.
Quindi, se abbiamo capito che la spalla è la parte fissa e perno su cui la leva si muove…la resistenza si trova invece sulla superficie della mano e dell’avambraccio.
Quest’ultime dette anche regioni anatomiche su cui viene scaricata la forza dei muscoli motori.
Ma quindi può sorgere spontanea una domanda:
“Quali sono questi muscoli motori o, per meglio dire, da dove proviene questa forza motrice che permette al nostro corpo di avanzare in acqua?
I principali muscoli coinvolti in acqua:
Ecco, è proprio questo il compito tecnico e biomeccanico del nuotatore, ovvero: fare in modo di utilizzare delle strategie motorie orientate a coinvolgere costantemente, come muscoli motori, quelli che sono i muscoli del tronco, anziché i muscoli delle braccia.
Infatti, l’azione delle braccia nel nuoto è rappresentata dalla forza espressa sinergicamente dai seguenti muscoli: gran pettorale, gran dorsale e grande rotondo.
Ma non è tutto, perché in maniera meno incisiva offrono il loro contributo anche il sottoscapolare ed il deltoide anteriore.
Se però in fase di presa la spalla cede, il gomito di conseguenza gli va dietro e l’articolazione diventa instabile.
Ecco così che una quantità di spinta propulsiva si va a dissipare proprio perché questo movimento errato fa concludere prematuramente quella che è l’azione dei grandi e potenti muscoli del tronco, come per esempio il gran dorsale.
Risultato?
Perdita di contatto efficace con l’acqua e, quindi, perdita di quella che poi è la propulsione.
Causando, così, una maggiore sofferenza alla muscolatura della spalla.
L’errore più grande del nuotatore:
Infatti, ciò che riscontriamo spesso in molti nuotatori, per esempio nello stile libero, è la perdita di solidità della bracciata causata, appunto, dalla caduta di quello che è il gomito in fase di presa.
E ciò, può essere dovuto ad un ingresso errato della mano in acqua così come dalla scarsa acquaticità che porta molti neofiti a premere il braccio dritto in alto.
E questo errore, oltre che ad innescare dei meccanismi a cascata che vanno ad impattare negativamente sulle fasi subacquee della bracciata, accompagna l’instaurarsi di abitudini motorie negative che possono portare a possibili infiammazioni o lesioni alla spalla, come ho anche precedentemente accennato.
Quindi, in conclusione, per avanzare correttamente in acqua la bracciata deve svilupparsi trovando dei punti d’appoggio meno cedevoli possibile.
Ovviamente tutto ciò richiede un grande lavoro sullo sviluppo dell’acquaticità e, quindi, della sensibilità acquatica.
Altrimenti, la tua bracciata rimarrà per sempre vuota e poca efficace.
Ma non perché non possiedi forza disponibile in quei distretti muscolari che ho menzionato prima…magari sì, un loro sottosviluppo può un minimo incide…ma nel nuoto non vince chi ha più forza.
Ciò che fa realmente la differenza è quanta forza riesco a trasferire all’acqua.
Quanto conta la forza muscolare in acqua:
Paradossalmente il tuo fisico, da una scala da 1 a 100, può essere forte 100 ma se riesce a trasferire all’acqua soltanto il 20% di questa grande forza per colpa di una nuotata non corretta…
…Capisci che, allora, forse è meglio fermarsi un attimo: fare un passo indietro e magari iniziare un lavoro specifico con un percorso dedicato, come quelli che abbiamo in Swimprove, improntato ad elevare proprio la tua tecnica.
Il segreto per un buon gomito alto:
In questo modo, riuscirai ad acquisire una nuotata realmente efficace per poi, in un secondo momento, tornare a spingere anche sugli allenamenti metabolici…Magari, però, con una potenzialità notevolmente superiore rispetto a prima.
In ogni caso, a prescindere di tutto, quello che voglio che tu ti porti a casa da questo articolo, al fine di evitare questa caduta del gomito in fase di presa per non compromettere completamente l’efficacia della tua bracciata, è di pensare ad intraruotare leggermente la spalla.
Tenendo, quest’ultima, ben vicina alla guancia.
Inoltre, prova a fare perno sull’acqua flettendo solo l’avambraccio.
Vedrai che, in questo modo, il gomito risulterà alto andando così a formare un corretto asse con il braccio e la spalla.
Per esercitarti puoi fare questo particolare esercizio che puoi vedere direttamente nella parte finale del video che ti ho lasciato in allegato al termine di questo articolo.
Adesso quindi tocca a te!
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Nel frattempo ti lascio qua di seguito il formato video dell’articolo che hai appena letto così che la comprensione di tale argomento possa essere per te quanto più dinamica ed intuitiva possibile.


