La mobilità articolare nel nuotatore

Mobilità articolare nel nuoto: perché è così importante?

La mobilità articolare è di per sé un presupposto basilare per un movimento che sia qualitativamente e quantitativamente migliore.

Risulta perciò essere una qualità essenziale per il nuotatore tant’è che, al giorno d’oggi, tutti i veri nuotatori la allenano regolarmente. 

Questo perché con una migliore mobilità articolare si possono eseguire tutti i movimenti di grande ampiezza con una maggiore forza, rapidità, facilità, fluidità e un minor dispendio energetico della nuotata. 

La stessa, per questa ragione, è considerata una componente fondamentale dell’allenamento assolutamente da non sottovalutare. 

Devi sapere che una muscolatura accorciata e con una minore capacità di allungamento è causa anche dell’espressione di un’inferiore forza, poiché si accorcia la traiettoria di accelerazione del movimento che risulterà meno rapido e meno potente. 

Al contrario, uno sviluppo ottimale della mobilità articolare produce una maggiore elasticità, capacità di allungamento e di rilassamento dei muscoli, dei tendini e dei legamenti interessati, fornendo così un contributo importante per una buona tollerabilità del carico e per la prevenzione degli infortuni stessi. 

 






Differenza tra mobilità articolare e flessibilità:

Perché spesso questi due termini vanno a braccetto e, molte volte, vengono anche fraintesi. 

Per fare chiarezza, la mobilità articolare si riferisce alla capacità complessiva di un’articolazione, come la spalla o la caviglia, di muoversi liberamente nello spazio. 

Questo si traduce nei gradi di movimento (ROM: range of motion) che l’articolazione è in grado di eseguire. 

La flessibilità gioca un ruolo cruciale nella mobilità articolare, poiché muscoli più flessibili consentono all’articolazione di eseguire movimenti più ampi e fluidi. 

In sintesi, la flessibilità rappresenta la capacità dei muscoli di allungarsi, facilitando un’ampiezza maggiore di movimento articolare.

Arrivati quindi a questo punto è lecito domandarsi: “Perché quando nuoto mi sento sempre così rigido?”






La rigidità tipica del nuotatore amatoriale:

Da un punto di vista scientifico, i principali fattori che limitano l’allungamento muscolare sono, da un lato, la resistenza offerta dalle strutture muscolari stesse e, dall’altro, il tono muscolare, ovvero la capacità del muscolo di rilassarsi.

Sia per il tono muscolare che per la capacità di rilasciamento i fusi neuromuscolari ricoprono un ruolo molto importante. 

Difatti, i fusi neuromuscolari, sono strutture che controllano centralmente il tono muscolare.

Ad esempio, i muscoli del dorso e dell’addome devono mantenere costantemente un certo grado di tensione per garantire la postura eretta tipica dell’essere umano, riducendo tale tensione durante il sonno e aumentandola durante l’attività fisica.

In base alle necessità, il tono muscolare o la capacità di rilasciamento muscolare svolgono quindi un ruolo importante nella capacità di allungamento della muscolatura.

In quanto, l’aumento del primo o la diminuzione del secondo provocano un incremento della resistenza muscolare agli stimoli di allungamento, limitando così la mobilità delle articolazioni.



Conclusioni finali:

Abbiamo quindi compreso che flessibilità e mobilità articolare sono qualità fondamentali per una persona attiva, poiché contribuiscono a mantenere il benessere fisico, una postura corretta, a ottimizzare le prestazioni sportive, sviluppare la forza e prevenire infortuni muscolari, tendinei e articolari.

Eppure, in acqua, la maggior parte dei nuotatori e triatleti amatoriali sono solitamente bloccati a livello di spalle e caviglie. 

Ed è proprio questa spesso la causa di tante difficoltà legate a questa disciplina. 

Il principale segnale di allarme è la mancanza di un adeguato rollio nello stile libero e nel dorso, così come l’incapacità di mantenere una corretta posizione di streamline in subacquea dopo ogni spinta dal muro, compromettendo così l’assetto generale della nuotata.

Sentirsi rigidi come un ciocco di legno è quindi una condizione molto comune, specie per chi viene da altre discipline e non ha una struttura ossea muscolo tendinea plasmata da anni e anni di nuoto sin dalla giovane età. 

Per questo motivo, come diciamo spesso, la soluzione va trovata a monte: lavorare sulla mobilità articolare con semplici esercizi inseriti al momento giusto può essere molto più efficace che continuare a nuotare in modo scorretto, cosa che alla lunga non farebbe altro che aggravare i tuoi problemi.

Adesso quindi tocca a te!

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Nel frattempo ti lascio qua di seguito il formato video dell’articolo che hai appena letto così che la comprensione di tale argomento possa essere per te quanto più dinamica ed intuitiva possibile.

Indice
Foto di Mattia Torrioni, autore del blog di Swimprove
Mattia Torrioni | Co-founder di Swimprove

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