Un’introduzione alla gambata nel nuoto:
Addentrarsi all’interno della gambata a stile libero è un po’ come cercare la porta di uscita di un labirinto.
Tanta confusione, caos ed indicazioni spesso sbagliate.
O, perlomeno, questa è la condizione in cui si trovano la stragrande maggioranza dei nuotatori amatori quando si tratta di questo tema.
Motivo per cui, in questo articolo, voglio partire analizzando quelle che sono le credenze più comuni e sbagliate in merito.
Perché sì, ce ne sono molte.
Iniziamo subito con un bell’elenco:
1. Le gambe in acqua non servono perché l’azione propulsiva è delle braccia.
2. Le gambe sono uno spreco di energia.
3. Se batto le gambe duro ancora più fatica e vado più lento.
4. Le gambe le alleno già in altri sport, in acqua vanno solo preservate.
5. Paltrinieri non le batte, quindi non le batto nemmeno io.
Bene…Tutto sbagliato.
Queste false credenze portano infatti ad effetti e risultati negativi ben tangibili.
False credenze e problemi che ne derivano:
Mi riferisco, per esempio, alla classica nuotata verticale: quindi con una pessima distensione del corpo.
Oppure, al tanto temuto “effetto biscia”: quindi con una nuotata scomposta e serpeggiante.
Così come anche un’elevata frequenza di bracciate con un numero eccessivo per ogni vasca comporta uno sforzo inutile, sovraccaricando le spalle e aumentando il rischio di infortuni.
Riduce appunto l’autonomia e provoca un affaticamento muscolare precoce.
Ecco, perciò, che se ti alleni ma non riesci a progredire proprio perché le tue gambe in acqua agiscono come un’ancora, allora questo articolo sarà perfetto per te!
Voglio che tu esca da queste righe di testo con una nuova consapevolezza, pronto a battere le gambe a stile libero in modo funzionale ed efficace.
Partiamo quindi con il fare un po’ di ordine, capendo in primis la reale funzione della gambata nello stile libero.
Essenzialmente ne ha tre:
propulsione, bilanciamento e galleggiamento.
E da qui si apre tutto un capitolo che origina proprio dal movimento umano del nostro corpo sulla terraferma.
La differenza tra le gambe in acqua e sulla terraferma:
Nella normale camminata, e nella corsa, le gambe permettono di avanzare applicando una propulsione.
Le braccia invece oscillano per equilibrare e bilanciare il passo.
In acqua, però, il nostro adattamento biomeccanico ha completamente invertito quelli che sono gli schemi motori dei nostri arti superiori ed inferiori.
Infatti, in acqua, le braccia sono le principali responsabili del movimento per circa il 70/80% della propulsione.
Mentre, le gambe, hanno un’azione prevalentemente stabilizzatrice: bilanciano quindi il corpo ed evitano che ruoti eccessivamente, oltre che a occuparsi anche della restante parte propulsiva.
Direi quindi che già con queste premesse la gambata, se saputa usare in maniera sapiente, può rivelarsi effettivamente un fattore decisivo per la tua nuotata.
Ecco, perciò, che sulla base di quanto detto fino ad ora, avere una buona gambata in acqua porta degli importantissimi vantaggi: tra i quali favorire l’azione delle braccia, compensare le perdite di velocità all’interno del ciclo di bracciata, aumentare la velocità e l’efficienza complessiva del nuotatore.
La soluzione alle gambe che affondano nel nuoto:
Ma, arrivati a questo punto, e capito il valore immenso che potenzialmente ha una corretta gambata, può venire spontaneo chiedersi: “Come posso trovare la soluzione alle mie gambe che, quando nuoto, di stare a galla proprio non ne vogliono sapere?”.
Beh, innanzitutto capendo quelli che sono i principi cardine di una buona gambata a stile libero.
Ovvero, devi sapere che la gambata si svolge con una battuta alternata composta da una flessione ed estensione frontale della gamba.
In parole povere, la gambata è un calcio dato dall’alto verso il basso.
Il colpo dato, però, deve avere come obiettivo quello di mantenere una giusta ampiezza per evitare al massimo gli attriti ma, al tempo stesso, deve anche creare un’ottimale azione propulsiva verso il dietro.
Mi raccomando, presta attenzione al fatto che il colpo deve necessariamente partire dall’anca, non dal ginocchio, e si trasmette come una frustata al piede.
Il quale, convertirà l’energia acquisita in potenza di calcio.
Fermo un attimo, ti ricordi?
Poco fa ho detto che il colpo parte dall’anca e non dal ginocchio e che, questo, non deve essere esasperato proprio da un punto di vista dell’ampiezza.
Il motivo è che se il colpo partisse dal ginocchio mi ritroverei soltanto a “scalciare” senza alcun effetto positivo sull’avanzamento.
E poi, in secondo luogo, tieni comunque presente che l’anca si carica e poi si flette per non più di 15/20°, altrimenti si rischierebbe comunque di dare un’inutile ginocchiata.
Errore spesso comune, purtroppo commesso dagli atleti con limitata flessibilità di caviglia, proprio perché si ritrovano costretti a compensare flettendo maggiormente sia il ginocchio che l’anca.
Con l’unico risultato di tirare così un calcio letteralmente verticale all’acqua.
In ultima istanza poi, se vogliamo completare, è altresì importante che i piedi e le ginocchia siano stretti tra loro.
In sostanza, non ci deve essere luce tra i due arti.
Una semplice frase ma di grande valore:
Ecco quindi che se, alla fine, hai capito quelle che sono le regole per una corretta ed efficace gambata, voglio allora che tu prenda il tutto e lo faccia convergere all’interno di una singola frase: “sensibilizzazione del dorso del piede”.
Questa frase racchiude al suo interno la soluzione concreta per l’affondamento delle tue gambe in acqua.
Concentrati quindi sul piede, sarà lui che ti dirà se stai facendo un buon colpo di gambe o meno.
Impara a sentire a percepire l’acqua sul dorso del piede come se fosse solida.
Esattamente come se fosse un pallone da calciare dall’alto verso il basso e vedrai che, con il tempo e la costanza, la tua gambata ne otterrà i dovuti benefici.
Spunti finali:
In conclusione, possiamo affermare che una buona battuta di gambe sia fondamentale per ottenere ottimali risultati sia in termini di velocità che di resistenza.
Ovviamente, ci sono tanti esercizi che possono facilitare l’apprendimento.
Come, per esempio, quelli che noi utilizziamo con tutti i nuotatori e triatleti che sono già all’interno del mondo di Swimprove.
Ma come insegniamo a ciascuno di loro: “L’esercizio non è una pillola magica”.
Ciò che fa realmente la differenza nel nuoto, più che in ogni altro sport, è imparare ad ascoltarsi.
Ed il nuotatore deve essere in grado di sentire, leggere ed interpretare quelle che sono le proprie sensazioni in acqua.
Ma per farlo serve un ambiente, un ecosistema come quello di Swimprove.
Creato e costruito in maniera da essere perfettamente congeniale con quelle che sono le caratteristiche uniche della tua persona.
Altrimenti, continuerai a praticare quella che è la strada del malcontento e dell’insoddisfazione che non ti porterà mai a raggiungere quelli che sono gli obiettivi che ti sei imposto.
Adesso quindi tocca a te!
Se vuoi effettivamente riuscire a sprigionare quello che è il vero tuo potenziale, ti invito a cliccare nel link in descrizione per parlare direttamente con un nostro coach in maniera GRATUITA.
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Insieme a lui capirai quali sono i reali motivi per i quali non riesci a migliorarti o, magari, quali sono i modi finalmente per riuscire a ottenere quelli che sono i tuoi miglioramenti, sia a livello tecnico che metabolico.
Nel frattempo ti lascio qua di seguito il formato video dell’articolo che hai appena letto così che la comprensione di tale argomento possa essere per te quanto più dinamica ed intuitiva possibile.


