Perché nuoti più velocemente con il pull buoy?

Un problema comune:

In molti spesso ci chiedono: ”Perché quando nuoto con il pull vado più velocemente rispetto a quando nuoto senza?”

Oppure: “Perché se controllo i passi o i tempi che ottengo con il pull, risultano paradossalmente più bassi rispetto a quelli che raggiungo sfruttando la gambata”.

Essenzialmente posso già dirti che se ti ritrovi in questa situazione è perché, probabilmente, non hai una gambata efficace.

Anzi, in queste situazioni, spesso vengono a mancare completamente i tre elementi fondamentali che una gambata efficace ci offre: galleggiabilità, stabilità e propulsione.

Il tutto si riflette poi in un assetto sbilanciato verso il basso, con le gambe che quasi affondano. 

Metaforicamente, si potrebbe descrivere questo equilibrio come una posizione ‘a squadra’, in cui il busto galleggia mentre le gambe sono quasi verticali. 

Tuttavia, il bilanciamento corretto e la postura ideale in acqua dovrebbero formare una linea retta, il più allungata possibile. 

Spesso, però, questa linea immaginaria si spezza proprio all’altezza delle gambe, compromettendo l’assetto. 

E tutto ciò avviene perché manca una gambata efficace.

La vera causa del problema risiede in un errore di esecuzione del movimento.

Spesso, infatti, si osserva una gambata caratterizzata da angoli molto chiusi a livello delle anche, che porta le ginocchia a scalciare eccessivamente, assumendo un movimento simile a una ‘sbiciclettata’, come viene definita in gergo. 

Questo comportamento interrompe la linearità del gesto. 

Una gambata a stile libero corretta, invece, richiede anche ben distese e ginocchia che si flettono solo minimamente. 

Inoltre, è fondamentale che le caviglie rimangano ben distese e allineate, contribuendo a mantenere il corpo il più orizzontale e idrodinamico possibile.

È proprio in questo punto che molti sbagliano: per ottenere una gambata più potente ed efficace, si tende erroneamente a pensare che sia necessario eseguire battute di gambe molto ampie. 

In realtà, il movimento corretto è stretto e contenuto, con ginocchia e anche ben distese. 

Per questo si parla spesso di ‘battuta di gambe a ballerina’, che non riguarda solo la flessione della caviglia o la posizione del piede, ma l’intero arto inferiore, coinvolgendo ginocchio, anca e caviglia in modo armonico.

Questo principio vale sia per i principianti sia per nuotatori di livello più avanzato.

È evidente però che, per i nuotatori esperti, l’uso del pull non li renderà mai più veloci rispetto a quando nuotano senza, ma ci sono comunque alcuni che lo trovano particolarmente comodo e vantaggioso.

 






La mia personale esperienza:

Non è per esempio il mio caso.

Poiché da sempre, la mia caratteristica principale è avere una gambata potente ed efficace, capace di generare propulsione e garantire un ottimo bilanciamento e galleggiabilità. 

Per questo, con il pull ho sempre avuto difficoltà, poiché mi sento privato del mio punto di forza.

Tuttavia, per chi non ha una gambata particolarmente forte, ma che comunque non parte da zero come nei casi descritti precedentemente, il pull può risultare utile. 

Infatti, questi nuotatori, che magari possiedono una buona tecnica, tendono a progredire con il pull, perché quest’ultimo offre quella galleggiabilità e quella posizione più elevata sull’acqua che le gambe da sole non riescono a garantire completamente.





A cosa serve il pull buoy:

In effetti non l’ho ancora detto: “Ma qual è la vera funzione del pull?” 

Il pull è un dispositivo galleggiante che ci aiuta ad alzare la linea di galleggiamento delle anche e dei fianchi di qualche centimetro.


Difatti, un errore comune tra chi non ha una buona gambata è cercare di compensare questo problema aumentando la velocità con cui battono le gambe, sperando così di guadagnare velocità. 

Questo è sbagliato, perché se la tecnica di gambata non è corretta, sforzarsi di battere le gambe più forte comporta principalmente un maggiore affaticamento e, in secondo luogo, non porta ai risultati sperati. 

Il vero focus, invece, non è tanto sull’intensità della battuta, ma sull’apprendere come batterle correttamente, con il giusto timing ed inserirle poi all’interno di una buona coordinazione con la bracciata.

La coordinazione è un elemento fondamentale nel nuoto, e il corretto timing tra battuta di gambe e bracciata varia in base alle caratteristiche individuali, nonché alla distanza e alla tipologia di gara. 

Esistono tre principali tipi di coordinazione: la 2-2, che prevede due colpi di gambe per ogni ciclo di bracciata; la 2-4, con quattro colpi di gambe ogni due bracciate; e la 2-6, che utilizza sei colpi di gambe ogni due bracciate. 

Ciò che cerchiamo di insegnare ai nostri allievi nei nostri percorsi è proprio la gestione di queste tre tipologie, affinché ciascuno possa scegliere quella più adatta alle proprie caratteristiche e al tipo di gara. 

Questo non è qualcosa che si impara all’improvviso, ma è il risultato di un percorso graduale. 

Per questo motivo, nel nostro metodo di formazione partiamo dalle basi, insegnando prima il corretto bilanciamento in acqua, partendo dagli scivolamenti statici. 

Una volta consolidata la postura, si lavora su una gambata meccanicamente corretta e con la giusta intensità.

Solo quando questi aspetti sono ben acquisiti, si procede con la coordinazione della gambata all’interno dei cicli di bracciata, utilizzando le tre tipologie di coordinazione di cui abbiamo parlato.



Conclusioni finali:

In sostanza, ciò che deve esser compreso è la necessità di eliminare definitivamente l’uso del pull come strumento per nuotare più velocemente o per compensare quella che è una problematica comune a molti, ovvero una gambata inefficace. 

A volte ci sentiamo costretti a usare il pull perché ci permette di nuotare meglio, ma è importante capire che il pull non è una soluzione miracolosa, ma solo uno strumento. 

L’obiettivo è imparare a nuotare correttamente senza di esso. 

Certo, il pull può essere un ottimo strumento di allenamento per lavorare su aspetti specifici, ma non deve diventare una scorciatoia per evitare di migliorare la tecnica.

Adesso quindi tocca a te!

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Insieme a lui capirai quali sono i reali motivi per i quali non riesci a migliorarti o, magari, quali sono i modi finalmente per riuscire a ottenere quelli che sono i tuoi miglioramenti, sia a livello tecnico che metabolico. 

Nel frattempo ti lascio qua di seguito il formato video dell’articolo che hai appena letto così che la comprensione di tale argomento possa essere per te quanto più dinamica ed intuitiva possibile.

Indice
Foto di Mattia Torrioni, autore del blog di Swimprove
Mattia Torrioni | Co-founder di Swimprove

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