Perché si crede di dover respirare ogni tre?
Quante volte respirare durante lo stile libero?
Ogni due bracciate, ogni tre, solo a destra, solo a sinistra?
Questo tema genera spesso confusione, come dimostrano i commenti sul nostro canale YouTube e le domande dei nostri clienti, molti dei quali vedono la respirazione ogni due bracciate come un problema da correggere.
Pur avendo già trattato la respirazione nei nostri video, non ci siamo mai soffermati in modo approfondito su questo aspetto fondamentale.
Motivo per cui, qual è davvero la frequenza respiratoria ottimale?
Sento molto spesso dire che la respirazione perfetta, quella più indicata, è la respirazione ogni tre, perché è quella più stabile, quella più simmetrica, quella che ci permette di nuotare meglio, con più facilità.
Anche su questo tema sembra esserci molta confusione, spesso alimentata da una sorta di preoccupazione per la simmetria.
Si teme, ad esempio, che respirare solo da un lato possa portare a uno sviluppo muscolare squilibrato, un po’ come il timore di un tennista che usa solo il braccio destro e si preoccupa di trascurare l’altro.
Tuttavia, questo tipo di ragionamento, per quanto comprensibile, raramente risulta utile o rilevante per ciò che è davvero importante in acqua.
Quello che voglio invitarti a fare in questo momento, con me, è fare un passo indietro.
Lo stesso che facciamo anche noi stessi nella nostra metodologia di lavoro.
Perché stiamo ricercando la stabilità?
Spesso cerchiamo stabilità in acqua proprio perché ci manca, e adottiamo la respirazione ogni tre bracciate come se fosse una soluzione miracolosa.
Tuttavia, invece di vederla come un rimedio universale, dovremmo prima identificare la vera causa della nostra instabilità, lavorare per correggerla e solo dopo decidere consapevolmente se optare per una respirazione ogni tre o un’altra modalità più adatta alle nostre esigenze.
Con i nostri atleti, infatti, adottiamo un approccio mirato analizzando a fondo la loro nuotata.
In modo semplice, si registrano autonomamente un video che poi esaminiamo insieme per identificare eventuali problemi e capire se emergono instabilità, indagando le loro cause.
Questo metodo, diverso dal solito, ci consente di individuare le origini delle difficoltà e affrontarle alla radice, garantendo soluzioni efficaci e personalizzate
Alla luce di tutto ciò, ritengo che il concetto di perfezione attribuito alla respirazione ogni tre bracciate sia un po’ sopravvalutato.
Sebbene possa teoricamente offrire una maggiore stabilità, presenta un limite significativo: riduce la frequenza degli atti respiratori, compromettendo l’ossigenazione.
Questo può rappresentare uno svantaggio, soprattutto per chi affronta distanze lunghe, dove una corretta ossigenazione è fondamentale per mantenere prestazioni ottimali.
Oltretutto appiattisce la nostra nuotata e limita il rollio che come da sempre diciamo è un aspetto molto importante.
La mia personale esperienza:
Porto ad esempio il mio caso: io, in realtà, padroneggio tutte le respirazioni ma se devo essere proprio sincero…la respirazione ogni tre è quella in cui mi trovo peggio proprio perché mi va a limitare, come ho detto precedentemente, il rollio.
Limita la capacità di stare bene sopra l’acqua ma, soprattutto, riduce quella che è la ritmicità della bracciata e anche la frequenza stessa.
Anche in Swimprove, il consiglio che diamo, e che personalmente seguo, è di optare per una respirazione ogni due bracciate, una scelta valida per la maggior parte delle competizioni dai 100 metri in su, nuotati a massima velocità.
Ad esempio, quando gareggiavo sui 100 metri, chiudevo intorno ai 51 secondi e respiravo a ogni bracciata, mentre nei 50 metri mi limitavo a un solo respiro.
Questo sottolinea quanto sia cruciale l’ossigenazione nel nuoto: una respirazione ogni tre, infatti, può ridurre significativamente l’apporto di ossigeno, risultando meno efficace rispetto anche a respirazioni più ampie come quattro, o cinque, che tuttavia diventano poco pratiche per distanze più lunghe.
In tutto questo, il mio consiglio, è assolutamente quello però di scegliere un lato forte dove respirare con più facilità.
Avere un lato predominante in cui ci sentiamo a nostro agio, il nostro lato preferito, ci dà quella sicurezza e confidenza necessarie per poterci sempre fare affidamento con tranquillità.
Quindi, attenzione, non ti sto dicendo che devi respirare ogni due a destra, oppure a sinistra, sempre.
Semplicemente devi scegliere il tuo lato forte, quello in cui ti trovi meglio, e poi non abbandonare le altre tipologie di respirazione.
Questo perché poi saperle padroneggiare tutte è importantissimo.
Io stesso le padroneggio tutte e magari nelle parti di riscaldamento, così come in quelle di defaticamento, tendo a respirare ogni due a sinistra oppure anche ogni tre.
L’errore da non fare:
Quello che invece non devi assolutamente fare, che poi diventa un errore che molto spesso vedo essere molto comune, è quello di mischiare continuamente le varie respirazioni.
Cioè nuotare magari mezzo allenamento respirando a destra, o mezzo allenamento respirando a sinistra, mezza parte di lavoro centrale respirando ogni tre, mezza ogni due…Ecco, questo non deve succedere anche perché sennò poi vado a lavorare su tutto ma poi non mi specializzo su niente.
Perché poi c’è il rischio di ritrovarsi in gara, o in momenti in cui devo fare delle esercitazioni specifiche, che non so precisamente ogni quante bracciate respirare.
Infatti, non aver mai sviluppato una respirazione costante e stabile influisce sia sulle abitudini sia sulla tecnica.
È fondamentale padroneggiare una specifica coordinazione respiratoria su un lato preciso, poiché respirare a sinistra o a destra cambia tantissimo così come cambia, ancora di più, respirare ogni tre rispetto che a nuotare respirando ogni due bracciate.
Quindi dobbiamo abituarci a padroneggiare una respirazione affinché poi anche tutta la coordinazione della nuotata e, di conseguenza, anche la tecnica stessa possa essere quanto più stabile ed efficiente possibile.
E questo vale anche per chi nuota in mare o in acque libere.
Respirare ogni tre è corretto anche per chi nuota in mare?
Dato che anche qua il concetto è sempre quello di dover padroneggiare tutte le respirazioni.
Però, anche in questo caso, ciò che anch’io e noi di Swimprove diciamo è di padroneggiare soltanto una tipologia di respirazione.
Anche in mare o in acque libere fai forza soltanto su un lato e su una tipologia di respirazione.
Questo però non vuol dire trascurare l’altro lato, ma vuol dire avere una base solida sulla quale poter fare affidamento.
Poi, a seconda di quelle che sono le necessità ambientali, vedi le correnti, vedi le onde, vedi i riflessi della luce e del sole, allora magari posso scegliere un altro lato dove respirare.
Altrimenti si incorre nell’errore di trovarsi in piscina ad allenare una tipologia di respirazione e poi si va in mare dove ci si ritrova costretti un po’ ad improvvisare, o viceversa.
Adesso quindi tocca a te!
Se vuoi effettivamente imparare ad allenarti bene e con giudizio, ti invito ad entrare a far parte della nostra squadra di nuoto.
Clicca quindi nel link in descrizione per compilare GRATUITAMENTE la tua candidatura e poi ti ricontatteremo direttamente per noi per fornirti tutti i dettagli.
–> https://go.swimprove.it/candidatura-squadra
Insieme a lui capirai quali sono i reali motivi per i quali non riesci a migliorarti o, magari, quali sono i modi finalmente per riuscire a ottenere quelli che sono i tuoi miglioramenti, sia a livello tecnico che metabolico.
Nel frattempo ti lascio qua di seguito il formato video dell’articolo che hai appena letto così che la comprensione di tale argomento possa essere per te quanto più dinamica ed intuitiva possibile.


