Tre diversi modi nuotare lo stile libero

Quali sono i tre diversi modi di nuotare lo stile libero?

Esistono tre diverse tecniche e, quindi, tre diversi modi di nuotare lo stile libero.

Ciò si può facilmente notare osservando come i professionisti, o nuotatori esperti di tutto il mondo, affrontano le varie distanze di gara.

Questi tre diversi modi di nuotare lo stile libero sono classificati in:
Hip driven, freestyle
Shoulder driven freestyle
Body driven freestyle.

Ma prima di capire che cosa caratterizza ognuna di queste tipologie di nuotate a stile libero e, soprattutto, che cosa significano queste diciture originanti dalla lingua inglese, è bene prima fare delle doverose premesse.



Alcune definizioni essenziali:

PS. Ovviamente ciò che andrò adesso a spiegare e ad illustrarti può essere visto, e quindi compreso meglio, osservando con attenzione il nostro video che, a tal proposito, ho rilasciato alla fine di questo articolo.

Partiamo perciò, innanzitutto, definendo il primo concetto da tenere in mente per poter capire bene tutto ciò che ho scritto nelle righe seguenti.

Ebbene sì, è necessario quindi in primis introdurre il concetto di “costo energetico”: ovvero, l’energia metabolica spesa per unità di distanza. 

Sulla base di questa definizione risulta intanto chiaro capire come nuotare sia per eccellenza la forma di avanzamento meno economica per l’uomo. 
Del resto, è impossibile non considerare la resistenza che l’acqua offre all’avanzamento del nostro corpo.

Basti infatti pensare che la quantità di energia necessaria per coprire una certa distanza nuotando è maggiore di quella che serve per coprire lo stesso tratto a piedi, o in bicicletta. 

Perciò, a parità di potenza muscolare fornita, la velocità sarà minore. 

Quindi, considerando queste iniziali premesse, ciò che realmente conta per poter migliorare in acqua non può che essere il gesto tecnico della nuotata stessa.
Il quale, dovrà indubbiamente essere reso quanto più economico possibile.

Come?

Tenendo in considerazione il parametro che più di ogni altro influenza tutto questo, ovviamente, sempre considerando come fine la valutazione del costo energetico.  





Un aspetto da non sottovalutare:

Ebbene sì, mi sto proprio riferendo alla “distance per stroke”.
Tradotto in italiano: la distanza percorsa dal nuotatore per ciclo di bracciata.
Comunemente detta anche “ampiezza”.

Voglio infatti farti riflettere un attimo: chiunque, con facilità, riesce ad aumentare la propria frequenza di bracciata.

Apparentemente basta solo girare le braccia più veloci. 

Peccato, però, che per riuscire a farlo in maniera corretta si deve riuscire soprattutto a spingere, senza andare vuoto.

Per non parlare poi del conto salato, dato dalla fatica e dalla stanchezza, che si presenterà in tempi record non appena inizierai ad aumentare, anche solo di poco, questo parametro. 

Motivo per cui, non è la frequenza di bracciata l’aspetto che definisce la classe del nuotatore…bensì l’ampiezza.

La quale, se padroneggiata correttamente, permette di spingere al meglio senza rendere la bracciata esageratamente ritmata e allo stesso tempo corta…perdendo perciò la sua efficacia.





Le regole del gioco:

Prima però di addentrarci definitivamente nei tre diversi modi di nuotare lo stile libero, voglio farti soffermare su alcune regole che, a mio avviso, sono di primaria importanza al fine di poter riuscire a comprendere il tutto alla perfezione. 

Ricorda quindi sempre che, innanzitutto, il momento più importante della bracciata è l’aggancio della mano in acqua.
Infatti, senza un aggancio efficace ed un buon successivo attacco della bracciata si disperde gran parte della forza disponibile rendendo vano tuto il resto a seguire.

Ricorda poi il concetto della accelerazione progressiva data dalla mano durante la passata subacquea.

La quale deve seguire il ritmo del lento-veloce, ovvero:
nella prima parte della bracciata non devi avere fretta di spingere subito poiché lo scopo, in primis, è quello di accogliere l’acqua sul proprio palmo della mano.
E poi, una volta percepita solida e ben salda, allora possiamo pensare di spingerla bene verso il dietro. 

Può sembrare banale o strana come cosa, ma questo è l’errore principale su cui cadono tutti i principianti.

In ultima istanza durante la fase di trazione della bracciata ricorda di tenere il gomito alto, con la mano che forma un angolo di 90° con lo stesso braccio.

Al fine sempre di spingere efficacemente l’acqua verso il dietro. 

È questa la posizione da ricercare: mano indicativamente sotto la proiezione della spalla in modo da evitare movimenti secondari, di aggiustamento, che non fanno altro che farti disperdere forza ed energia.



Hip driven freestyle:

Arrivati a questo punto posso spiegarti la prima delle tre tecniche dello stile libero.

Ovvero, l’hip driven freestyle.

La più diffusa e conosciuta tra tutte, nonché quella più economica.

Perciò generalmente la più utilizzata sia in allenamento che in gara, soprattutto nelle distanze oltre i duecento metri. 

Questa tecnica di nuotata a stile libero si contraddistingue per un grado di sovrapposizione elevato tra le due braccia.

Infatti è spesso identificabile in tutti quei nuotatori che hanno una nuotata molto saltellante, quasi galoppante…se vogliamo definire meglio il termine.

Ovviamente, però, è opportuno dire che ognuno la interpreta un po’ a modo suo.

Per esempio, c’è chi rimane fedele alla galoppata vera e propria, prediligendo magari anche una coordinazione braccia/gambe 2-4.

Ovvero, quattro gambate per ciclo di bracciata, come succede nella stragrande maggioranza dei mezzofondisti.

E poi ci sono i fondisti puri che, invece, solitamente preferiscono renderla leggermente più piatta a favore di una coordinazione braccia/gambe 2-2.
Ovvero, due gambate per ciclo di bracciata. 

Certo è che questa tecnica risulta quella più diffusa e sfruttata proprio perché, come vedremo, le successive tecniche di nuotata a stile libero possono essere utilizzate solo per un breve lasso di tempo, o per una breve distanza.

In sostanza, discendono tutte da questa rinomata “hip driven freestyle”





Shoulder driven freestyle:

La seconda tecnica è tipica delle gare di velocità e, quindi, degli sprint.

Solitamente viene appunto utilizzata nelle gare dei cinquanta metri anche se, talvolta, qualcuno la utilizza anche in quelle da cento. 

Prevede perciò un limitato rollio, anche bloccate e grande applicazione di forza con una conseguente autonomia molto limitata. 

Infatti, se all’apparenza può sembrare semplice, in realtà per nuotare in questo modo serve una buonissima sensibilità acquatica.

Proprio perché, il nuotatore, una volta entrato con la mano in acqua deve essere immediatamente in grado di trovare l’appoggio giusto e stabile.
Aspetto non per niente scontato.

Ovviamente qua prevarrà una coordinazione 2-6, ovvero sei gambate per ciclo di bracciata.

Conseguentemente la battuta di gambe, in questo caso, sarà perciò molto stretta e rapida per stare dietro al veloce ritmo della bracciata.



Body driven freestyle:

In ultima analisi abbiam il “body driven freestyle”.

Un ibrido tra le altre due tecniche precedentemente viste, nonché anche quella più dispendiosa. 

Viene utilizzata da pochissimi nuotatori di alto livello: solitamente nei cinquanta metri.

Per esempio, Benjamin Proud o Florent Manaudou, quest’ultimo ci ha costruito sopra un’intera carriera.

Oppure alcuni nuotatori la utilizzano in certi momenti della gara, magari nel finale o in prossimità della virate.

La caratteristica tipica che contraddistingue la “body driven freestyle” sono le braccia tese nel recupero aereo, le mani che entrano con vemenza davanti alle spalle e che poi vanno subito immediatamente a cercare la profondità.
Con l’obiettivo di spingere l’acqua il prima possibile verso il dietro.

Infatti, proprio per questo le braccia risultano solitamente tese anche sott’acqua a ricercare solo e soltanto la massima frequenza, ampiezza e applicazione di forza.



Ne esiste una migliore delle altre?

In conclusione, alla luce di tutto questo, può emergere spontanea la domanda: “Ma quale delle tre risulta la migliore e su quale vale la pena concentrarsi? 

Diciamo che la risposta è molto semplice e dipende dalla tipologia di atleta in questione anche se, per come la vedo personalmente, è importante saperle padroneggiare indipendentemente tutte e tre. 

Motivo per cui, risulta importante lavorarci sopra con costanza. 

Mi auguro quindi che anche questo articolo ti sia piaciuto e possa servirti come aiuto ma, prima di concludere, ti ricordo che:

Se vuoi maggiori informazioni sui nostri percorsi privati per migliorarti, o candidarti per diventare il prossimo caso di successo di Swimprove, clicca sul link qui sotto e prenota una chiamata direttamente con un nostro coach.

È gratuita e senza impegno, ma ci permettere di capire se facciamo realmente al caso tuo.

Nel frattempo ti lascio qua di seguito il formato video dell’articolo che hai appena letto così che la comprensione di tale argomento possa essere per te quanto più dinamica ed intuitiva possibile.

Indice
Foto di Mattia Torrioni, autore del blog di Swimprove
Mattia Torrioni | Co-founder di Swimprove

Diventa libero di nuotare più a lungo e più veloce, durando meno fatica. 
Con SWIMPROVE puoi!

Seguici sui social:

Prenota gratuitamente una consulenza con un nostro coach e scopri se i nostri percorsi privati fanno al caso tuo!

Leggi gli ultimi articoli del nostro blog:

Foto del logo di Swimprove
SWIMPROVE S.N.C. DI MARCO ROSSI & MATTIA TORRIONI
VIA DELLA REPUBBLICA 3, CHIANNI (PI) – 56034
P.Iva 02470940509 | Tutti i diritti sono riservati. 

Contatti

Email: info@swimprove.it

Tel: +39 351 703 1922